Come capire se un bambino vede bene?
I bambini raramente dicono di vedere male, perché non conoscono un modo diverso di vedere. Ecco i segnali da osservare a casa e a scuola, e quando è il momento di una valutazione ortottica.

Perché i bambini non dicono di vedere male
Un bambino che vede poco da un occhio, o che fatica a mettere a fuoco, spesso non se ne rende conto. Non ha un termine di confronto: il suo modo di vedere è l'unico che conosce, e il cervello è molto abile nel compensare piccole differenze tra i due occhi. Per questo motivo i disturbi visivi nell'infanzia vengono raramente segnalati a parole e più spesso si manifestano attraverso comportamenti, posture o difficoltà nelle attività quotidiane.
Il compito dei genitori non è fare una diagnosi, ma osservare. Alcuni segnali, presi singolarmente, possono non significare nulla; se si ripetono nel tempo o si presentano insieme, meritano una valutazione da parte di un professionista.
I segnali da osservare a casa
Nei primi mesi e anni di vita, ci sono comportamenti che vale la pena annotare:
- Un occhio che sembra deviare verso l'interno o verso l'esterno, anche solo in alcuni momenti della giornata o quando il bambino è stanco.
- Il bambino inclina o ruota la testa in modo abituale per guardare qualcosa.
- Strizza gli occhi, sbatte spesso le palpebre o si stropiccia gli occhi anche quando non ha sonno.
- Chiude o copre un occhio quando guarda la televisione, un libro o uno schermo.
- Si avvicina molto a ciò che sta guardando, oppure tiene il libro a una distanza insolitamente ravvicinata.
- Ha difficoltà a seguire con lo sguardo un oggetto in movimento, o inciampa e urta spesso oggetti che dovrebbero essere ben visibili.
- Lamenta mal di testa, soprattutto nel tardo pomeriggio o dopo attività da vicino.
- Mostra fastidio alla luce in modo marcato rispetto ad altri bambini.
Nessuno di questi elementi, da solo, indica necessariamente un problema. Sono però indizi utili da riferire durante una visita.
I segnali che emergono a scuola
Con l'ingresso alla scuola dell'infanzia e poi alla primaria, la vista viene messa alla prova in modo nuovo: bisogna copiare dalla lavagna, leggere caratteri piccoli, mantenere l'attenzione da vicino per periodi più lunghi. È spesso in questa fase che alcune difficoltà diventano evidenti.
Gli insegnanti possono notare che il bambino perde il segno mentre legge, salta righe o parole, confonde lettere simili, si affatica rapidamente durante la lettura o evita le attività che richiedono attenzione visiva prolungata. A volte queste difficoltà vengono attribuite a distrazione o poca voglia, quando in realtà una componente visiva può avere un ruolo. Escludere o confermare questa componente è uno dei motivi per cui una valutazione ortottica può essere utile.
Quando fare i controlli
In assenza di sintomi, esistono momenti della crescita in cui una valutazione della funzione visiva è comunque consigliata. In linea generale, si suggerisce un primo controllo nei primi mesi di vita (spesso già in ospedale o dal pediatra), uno intorno ai tre anni, quando il bambino è in grado di collaborare a test più completi, e uno prima dell'inizio della scuola primaria.
Questi controlli hanno un obiettivo preciso: individuare precocemente condizioni come l'ambliopia (il cosiddetto occhio pigro), lo strabismo o difetti refrattivi significativi. Nei primi anni di vita il sistema visivo è ancora in fase di sviluppo, e intervenire in questa finestra temporale offre in genere maggiori possibilità rispetto a un intervento tardivo.
Se in famiglia ci sono casi di strabismo, ambliopia o difetti visivi importanti, oppure se il bambino è nato prematuro, è opportuno segnalarlo: sono informazioni che il professionista terrà in considerazione nel valutare tempi e modalità dei controlli.
Che cosa fa l'ortottista
L'ortottista è un professionista sanitario che si occupa della valutazione e della riabilitazione dei disturbi della motilità oculare e della visione binoculare, cioè del modo in cui i due occhi lavorano insieme. Nella valutazione di un bambino, utilizza test adatti all'età: alcuni si basano su figure e simboli anziché sulle lettere, altri sull'osservazione dei movimenti degli occhi mentre il bambino segue una luce o un oggetto.
La valutazione ortottica si integra con quella dell'oculista, che si occupa della salute dell'occhio e della prescrizione di eventuali lenti. Le due figure collaborano, e spesso una visita ortottica è il primo passo per capire se sia necessario un approfondimento oftalmologico.
Quando rivolgersi allo studio
È consigliabile prenotare una valutazione ortottica se avete osservato uno o più dei segnali descritti in modo ricorrente, se la scuola vi ha segnalato difficoltà nella lettura o nell'attenzione visiva, se il bambino ha raggiunto un'età in cui è consigliato un controllo e non ne ha ancora fatto uno, oppure se in famiglia ci sono precedenti di strabismo o occhio pigro.
Non è necessario aspettare che il bambino si lamenti. Una visita non invasiva, condotta con modalità adatte all'età, permette di chiarire dubbi e, se serve, di indirizzare verso il percorso più appropriato. Nel nostro studio dedichiamo alla valutazione dei bambini il tempo necessario perché si sentano a proprio agio: il primo appuntamento è anche un'occasione per rispondere alle domande dei genitori.
Questo articolo ha finalità informative e non sostituisce una valutazione professionale. Per qualsiasi dubbio sulla vista di vostro figlio, rivolgetevi al pediatra, all'oculista o a un ortottista.
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